27 Agosto 2021
Stop falso cibo italiano in Cile

Serve più impegno dell’Ue nei negoziati di libero scambio per tutelare il Made in Italy

 

Arrivano i falsi Asiago, Parmigiano reggiano e mortadella Bologna in Cile con l’ennesimo colpo alle produzioni Made in Italy assediate dai tarocchi con un danno per oltre cento miliardi di euro ogni anno nel mondo. E’ l’allarme lanciato dalla Coldiretti in riferimento alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale cilena delle domande di registrazioni dei tre marchi "Asiago", "Bologna" e "Parmesan" da parte del Consorzio statunitense CCFN (Consortium of Common Food Names).

 

“Una richiesta grave – sottolineano il presidente Coldiretti Novara-Vco Sara Baudo e il direttore Francesca Toscani – alla luce degli sforzi intrapresi dall'Unione europea nell'ambito dei negoziati sulla modernizzazione dell'Accordo di Associazione UE-Cile attualmente in corso. Serve una efficace azione di contrasto a livello internazionale della UE al WTO (Organizzazione mondiale del commercio) ma anche un maggiore impegno nei negoziati di libero scambio dell’Unione Europea per tutelare il Made in Italy”.

 

Il Cile è il Paese dell’America Latina che ha introdotto il bollino nero in etichetta che sconsiglia di fatto l’acquisto di prodotti dall’Italia come il Parmigiano, il Gorgonzola, il prosciutto e, addirittura, gli gnocchi. Mentre il CCFN è la lobby dell’industria casearia americana che produce i falsi formaggi italiani negli USA e che aveva già esplicitamente chiesto al Governo degli Stati Uniti di imporre tasse alle importazioni di prodotti europei al fine di favorire l’industria del falso Made in Italy negli USA e costringere l’Unione Europea ad aprire le frontiere ai tarocchi a stelle e strisce.

 

“Non c’è quindi tempo da perdere per un intervento dell’Unione Europea – continuano Baudo e Toscani – che deve bloccare l’ennesimo scippo ai danni del sistema agroalimentare nazionale con ripercussioni a lungo termine su lavoro, esportazioni e possibilità di sviluppo delle imprese. Atti di questo tipo ledono l’immagine dei nostri formaggi e salumi, oltre a danneggiare le numerose eccellenze casearie e, più in generale, enogastronomiche Made in Piemonte. Per colpa del cosiddetto italian sounding nel mondo, più due prodotti agroalimentari Made in Italy su tre sono falsi senza alcun legame produttivo ed occupazionale con il nostro Paese. Con la lotta al falso Made in Italy a tavola si possono creare ben 300mila posti di lavoro in Italia”.

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