9 Settembre 2021
Macfrut: perdite fino al 100% per la frutta Made in Piemonte

Servono nuovi investimenti infrastrutturali, una riduzione del carico contributivo e liquidità

Il 2021 sarà ricordato come l’anno nero per l’ortofrutta italiana. Il settore è stato colpito dagli effetti del meteo impazzito a causa dei cambiamenti climatici fra gelo, grandine, bombe d’acqua, tempeste di vento e siccità che hanno devastano campi, serre e raccolti danneggiando, proprio mentre cresce nel mondo la richiesta di cibi salutistici, la voce più importante dell’export agroalimentare Made in Italy. Una situazione drammatica che colpisce produttori e consumatori con un pesante impatto sull’economia, il lavoro e il territorio. Tutto questo è al centro del Macfrut di Rimini, il più grande salone della frutta e verdura Made in Italy inaugurato il 7 settembre.

L’annata è stata fortemente colpita dal maltempo, in particolare dalle gelate e dalla grandine, che ha causato perdite del 70% per albicocche e susine e anche fino al 100% per pesche e kiwi. Le temperature rigide di aprile si sono estese specialmente per tutta la provincia di Novara dall’Alto Novarese fino ad Oleggio, ma anche nei territori del Verbano Cusio Ossola si sono stati riscontrati disagi rilevanti.

 

“L’andamento climatico ha fatto sì che ci sia stato un impatto fortemente negativo su tutto l’indotto frutticolo con manodopera pressoché azzerata – spiegano il presidente di Coldiretti Novara-Vco Sara Baudo e il direttore Francesca Toscani - Di conseguenza si è riscontrata una netta perdita di reddito per le imprese e per le famiglie che solitamente in stagione potevano avere un lavoro assicurato proprio dalla raccolta della. In certe zone del territorio, invece, la raccolta è stata addirittura nulla a causa delle gelate e degli sconvolgimenti climatici con grandinate, raffiche di vento e trombe d’aria. Con il modificarsi della distribuzione delle precipitazioni per salvaguardare la produzione occorrono – rimarcano Baudo e Toscani - immediati interventi strutturali al fine di accumulare l’acqua quando cade e distribuirla quando manca, soprattutto nelle aree interne. Proprio alla luce dei cambiamenti climatici in atto e con il costante aumento delle temperature e, spesso, la ridotta disponibilità di acqua, sono necessari nuovi investimenti infrastrutturali finalizzati a ridurre i costi di produzione delle aziende. Inoltre, ancora più importante, una riduzione del carico contributivo oltre alla necessità di liquidità da parte del sistema bancario poiché per molte imprese i prossimi incassi saranno solo a partire da settembre 2022”, concludono.

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