10 Gennaio 2008
COLDIRETTI NOVARA VCO, DAI SALUMI TIPICI “RINTRACCIABILI” E “A DENOMINAZIONE D’ORIGINE” UN AIUTO PER RISOLVERE LA CRISI SUINICOLA?

“Una crisi grave, che si contrasta con l’informazione ai consumatori, con la tutela delle imprese e con la valorizzazione delle produzioni tipiche, soprattutto a livello locale”.
Lo dice il direttore della Coldiretti interprovinciale Diego Furia in relazione alla situazione che interessa il comparto suinicolo italiano e piemontese in particolare.
 
Dopo le promesse dei mesi scorsi, il mercato è fermo con prezzi sempre al di sotto dei minimi accettabili nonostante durante le festività natalizie le vendite di prosciutto, cotechini e zamponi abbiano continuato ad avere prezzi addirittura dieci molte superiori nel passaggio dal produttore al consumatore.
 
Uno dei nodi da sciogliere è, appunto, la piena riconoscibilità delle carni “made in Italy” rispetto a quelle straniere, che molto spesso sono importante, trasformate e rivendute come “prodotto italiano”.
Una situazione che pesa in modo grave sul bilancio economico delle imprese, ma anche sulle tasche dei consumatori che  sono costretti a pagare almeno 6 euro al chilo per la carne fino a 37 euro al chilo per prosciutti. E i dati sono di una fonte “neutra” come l’Osservatorio prezzi del governo.
Non solo: queste stesse carni, come detto, provengono da paesi stranieri e vengono spacciati come Made in Italy dopo aver varcato le frontiere.
E ciò è purtroppo possibile poiché per la carne di maiale e per i suoi derivati non è obbligatorio indicare l'origine in etichetta a differenza per quanto avviene per la carne bovina dopo l'emergenza mucca pazza e per quella di pollo dopo l'aviaria.
 
Già nello scorso anno 2007, per diverse volte la Coldiretti e l’Associazione Produttori Suini Piemonte hanno attivato iniziative di forte impatto con l’obiettivo di portare all’attenzione dei media e delle istituzioni la difficile situazione che stava vivendo il comparto: in particolare, di fronte a promesse e a qualche piccolo risultato raggiunto, associazioni e produttori avevano sperato che lo slogan usato per la manifestazione organizzata in piazza Palazzo di Città a Torino, “Non fate i salami, salvate la suinicoltura italiana”, avesse colpito nel segno.
 
“Ma ora ci ritroviamo con i problemi di sempre – conclude il direttore – ed è necessario fare qualcosa, giungere a provvedimenti davvero risolutivi: Se il 2007 può essere archiviato come l’anno nero della suinicoltura italiana, il 2008 non si è certo aperto sotto i migliori auspici per un comparto che ha visto, nei mesi scorsi, gli allevatori scendere in piazza per difendere uno dei settori più importanti dell’agroalimentare italiano. Dal punto di vista territoriale, un contributo di rilievo è certamente possibile, e passa attraverso la promozione e la valorizzazione delle produzioni tipiche, la cui tutela deve però crescere attraverso disciplinari di rintracciabilità e indicazione di origine delle carni di produzione.
Una risposta importante può giungere anche dal mondo dei consumatori, con una scelta consapevole di prodotti la cui provenienza delle materie prime è chiara. Il consiglio è, ovviamente, di prediligere quando possibile gli acquisti diretti in azienda agricola”.