11 Giugno 2020
Ancora problemi per il contenimento dei selvatici, ora anche un ricorso di Federcaccia.

“Si sta trasformando in una saga con risvolti tragicomici quella degli agricoltori novaresi che richiedono da più di un anno che venga attuato, come viene fatto in tutte le altre province secondo quanto previsto dalla legge, un piano di controllo per la proliferazione incontrollata del cinghiale e dei selvatici”, spiega Sara Baudo, presidente di Coldiretti Novara - Vco.

“La Provincia di Novara ha attivato in aprile il piano per ridurre la proliferazione di questi animali. Questo già dopo infinite nostre sollecitazioni e modifiche, poiché nella versione iniziale del piano veniva attribuita la responsabilità dell’attuazione agli Ambiti Territoriali Caccia. A seguito delle nostre segnalazioni il piano è stato modificato, attribuendo alla Provincia la responsabilità dell’attuazione, così come previsto dalla norma e attuato dalle altre province piemontesi già da tempo. Dopo quasi un anno di lavoro, si è bloccato tutto perché siamo entrati in lockdown”, spiega Baudo.

“Il piano è stato inizialmente sospeso senza che si fosse nemmeno cominciato ad attuare il contenimento di questi animali, che continuano a proliferare in maniera incontrollata, alterando l’equilibrio con le altre specie animali, spingendosi fino ai campi e danneggiando raccolti, in special modo in questo periodo dove ci sono germogli e piante che cominciano a fruttificare. Dopo pochi giorni però, dopo le nostre segnalazioni anche sulla sorta della documentazione della Regione che autorizzava anche i Parchi ad un’attività di controllo, anche in fase di lockdown, la Provincia ha compreso il problema e ha autorizzato l’attività straordinaria di controllo, che prevedeva il contributo anche dei proprietari conduttori di fondi autorizzati, muniti di porto d’armi e licenza di caccia. Già delle prime fasi avevamo il presentimento che i cacciatori volessero sollevare eccezioni ad un piano che non li vedeva unici protagonisti del controllo della proliferazione di questi animali. Ora scopriamo che Federcaccia ha impugnato la delibera, prima diffidando la Provincia e poi con un ricorso al Tar ha chiesto di far sospendere l’attività. Dalle prime voci Federcaccia riteneva lesa la Legge 157/92 Nazionale sulla Caccia e ora, al limite del ridicolo, scopriamo che il ricorso ha nell’oggetto motivazioni generiche come quella di ‘danno all’ecosistema’”.

Continua Baudo: “Innanzitutto ricordiamo che la Provincia ha realizzato il piano e lo ha approvato secondo tutte le norme vigenti, e infatti il Tar di Torino ha giustamente respinto il ricorso. Forse Federcaccia non ricorda che l’ecosistema è anche costituito dai campi e dalle colture che da sempre sono realizzate nelle nostre province, intere superfici che si rischia vengano abbandonate dai nostri agricoltori che non vogliono più rimetterci, con conseguente imboschimento delle aree, rischi idrogeologici e di incendi, senza escludere il potenziale rischio dello sviluppo di gravi malattie che si diffondono tra gli animali selvatici quando questi raggiungono livelli di proliferazione esagerati in squilibrio sia con gli altri selvatici che con il resto dell’ecosistema, malattie che possono diffondersi poi anche agli allevamenti. Pagherà poi Federcaccia e l’ostile ATC tutti questi danni? Non sarebbe più corretto collaborare nel controllo dell’equilibrio dell’ecosistema? Ricordiamo che i nostri agricoltori stanno segnalando quotidianamente danni ai raccolti, e da parte loro stanno attuando tutto il possibile per allontanare questi animali ma, come avranno visto tutti, ormai si spingono fino in città creando pericolo anche alla circolazione e alla sicurezza dei comuni cittadini”.